Reti sociali e fragilità personali
Postato il | luglio 31, 2010 | 3 Commenti
Mi è ricapitato tra le mani un vecchio numero di D La Repubblica delle Donne. Nella rubrica di Umberto Galimberti, che approfondiva il concetto di amicizia, ho trovato questo passaggio estremamente interessante:
Più la società diventa di massa – o nella forma di quella solitudine che ci incolla davanti a un computer vittime di una bulimia affettiva, per cercare non tanto amici quanto riconoscimenti della propria identità che non sappiamo dove altro reperire, o nelle adunate di massa in occasione di concerti, o davanti a teleschermi per i grandi eventi, o per applaudire parole che confermano le idee che già abbiamo o la fede che già possediamo – più l’amicizia diventa difficile e impraticabile.
Nel momento, infatti, in cui si protende all’aggregazione, esponendosi magari nei canali sociali, l’ambiguità più malsana, ma anche la più suadente tentazione, parrebbe essere la gestione della propria identità in chiave di integrazione.
Verrebbe da ipotizzare, così, che buona parte delle potenzialità comunicative della Rete, nei bei prati ordinati e spaziosi dei social network, viene disattesa dal “volare basso” delle individualità che usano il mezzo, attanagliate più o meno inconsapevolmente dalle proprie fragilità.
Tags: amicizia > massa > omologazione > social network > società > Umberto Galimberti
Frammento di Ischia
Postato il | luglio 25, 2010 | Nessun Commento
Accadeva, in occasione della cena servita in terrazza, che si chiacchierasse con alcune signore, presentatesi come napoletane “veraci”. Si parlava del più e del meno, con quella leggerezza profonda a cui si può attingere solo quando si è seduti poco distanti, nell’atto di inforchettare la stessa pietanza fumante, spaghetti alle vongole magari o pesce spada impanato.
Ischia, Napoli, l’Abruzzo, il Sud, le piccole e le grandi gioie, o’ sol e o’ mare, l’amicizia, e’ sfogliatelle di Attanasio vicino la stazione, la gente sempre più scontrosa, le piccole e le grandi difficoltà, la necessità costante di guardàrs e’ spalle.
In mezzo a questi vivaci labirinti dialettici, ad un certo punto ha fatto capolino una spiegazione, l’unica possibile per archiviare quegli aspetti poco comprensibili e molto amari della vita.
Quanto di più e quanto meglio si potrebbe fare se fossimo un po’ più responsabili e solidali. E invece, no. Si fa poco e ci si barcamena molto, in generale. Perché.
A’ luna ha cagnato o’ cervell e’ persone.
La cadenza lenta e un po’ melodica che ha incastonato quella laconica osservazione nell’indubitabile foggia dell’aforisma mi ha fatto sorridere, ma in effetti, la luna splendeva in quelle serate di una luce brillante e quasi provocatoria, nella sua esuberanza. Come se rivendicasse un ruolo da dominatrice. E all’interno della cornice isolana sembrava evocasse la forza trainante e selvaggia degli elementi.
« post successivi — post precedenti »