La classe non è acqua
Postato il | febbraio 14, 2010 | 5 Commenti

Posso anche fare lo sforzo di capire il sagace gioco di parole.
Solo che è proprio infelice.
Così come è infelice il numero delle donne che non trovano lavoro, per non parlare del numero delle donne che, quando lavorano, subiscono gravi discriminazioni (a proposito, pare che in Italia si accumulino ritardi su ritardi).
E allora, penso io, ma magari sono un’ingenua, nel momento in cui c’è da rilanciare l’immagine di un partito politico specificatamente di sinistra, e si vuole usare un riferimento, non uno stereotipo, un riferimento femminile, dati alla mano, davvero c’è l’imbarazzo della scelta.
Perché optare per una scelta imbarazzante?
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Ne parlano anche:
Il modello che non ti aspetti
Postato il | gennaio 13, 2010 | 4 Commenti
Per caso, spulciando nella cartella dei messaggi del mio vecchio cellulare, ho trovato ben 11 modelli di sms preconfezionati, di cui non mi ero mai accorta.
Metti che sei di fretta, hai solo pochi secondi per avvertire qualcuno, sei impegnato in altro nel frattempo, insomma le possibilità sono tante per avere bisogno di un testo a portata d’invio, facilmente personalizzabile.
Così, se magari alcuni si mostrano decisamente funzionali nella loro laconicità ( “Sono in ritardo. Arriverò alle”, “Sono in riunione, chiamami alle”, “Adesso sono impegnato. Richiamerò più tardi.”), altri mi rendono abbastanza perplessa (“Auguri!”, “Grazie!”) o semplicemente mi sembrano un po’ sterili nel momento in cui la comunicazione via sms si sposta sul piano più personale e se vogliamo, emotivo.
(In realtà, mi sento di congetturare che la comunicazione mediata dall’uso di sms disperda sempre un po’ di calore.)
A proposito di piano emotivo, c’è un modello che mi ha tramortito:
“Ti amo anch’io!”
Il lato divertente e desolante insieme sembrerebbe proprio il punto esclamativo in dotazione, l’elemento che, connotando una certa urgenza, rende credibile agli occhi del destinatario cotanta asciuttezza. Perché tesa a esprimere una prorompente reciprocità affettiva.
Il “Ti amo!” non è contemplato, però ci si potrebbe pensare. Anzi, si potrebbe pensare a dei modelli un po’ più originali, anche più mordaci, volendo.
Ad esempio, qualcosa come:
- “Purtroppo è morto il gatto del cognato della vicina. Ci risentiamo presto.”
- “Sono in riunione con l’estetista. Chiama alle ”
- “Mi manchi così tanto che sto cercando qualcuno che ti somigli!”
- “Ho dovuto fare da testimone per un maxi tamponamento tra 5 piccioni! Arrivo alle ”