Aspettando il turno
Posted on | gennaio 6, 2010 | 4 Comments
Era una donna bionda sulla quarantina. Aveva uno sguardo curioso e un po’ malinconico. Gli occhi chiari truccati di grigio e le labbra di un bel rosso acceso.
Stringeva soddisfatta un paio di maglioni, vicino a me, e nel frattempo cercava di riannodarsi la sua sciarpa all’uncinetto, aspettando il turno per pagare alla cassa.
Era un po’ di fretta veramente, voleva organizzare una cenetta sfiziosa per suo figlio, tanto il compagno era tornato a casa, dalla ex moglie, perché un familiare aveva problemi di salute. E magari ci resterà, perché è un uomo senza carattere, tutto sommato. E basta, basta, tutte queste relazioni senza carattere, senza slancio, senza affidabilità. Ormai, poteva bastarsi da sola, forse. Si sentiva temprata, indurita dai fallimenti e dalle delusioni.
Approfittò di una pausa per guardarmi bene e poi mi sussurrò di un grande amore durato più di dieci anni. Un punto di riferimento tale da investire tutta se stessa in quella relazione. Ma un giorno scoprì. Una donna sposata, insospettabile, che faceva parte delle amicizie storiche di lui.
Quando mi accennò alla depressione che seguì la scoperta del tradimento allontanò lo sguardo da me, giusto il tempo di ricordare qualcosa e di scacciarlo velocemente via.
Aggiunse, subito dopo, con il trucco grigio un po’ disfatto:
“E il marito di lei si è fatto venire il cancro. Sìsì! Ti rendi conto?”
Mentre continuava a raccontarmi altre cose, con una dovizia un po’ sbadata di particolari, non riuscivo a slegarmi da quella frase lì.
Perché quell’interpretazione, in tutta la sua ingenua profondità, riusciva bene a illustrare la devastazione di una vita. Come se certo dolore fosse davvero in grado di urlare la sua imponenza, generando metastasi.
E mi sono commossa al sospetto del tracciato di angosciosa empatia che avesse potuto percorrere, per arrivare a pensare una cosa del genere.
Comments
4 commenti to “Aspettando il turno”
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gennaio 6th, 2010 @ 20:45
Certe volte per amore si passa su tutto, si sopporta qualsiasi cosa, ci si crede dure anche se fatte di pastafrolla.
Ma sarà giusto?
gennaio 6th, 2010 @ 20:56
phoebe cara,
non so veramente se è giusto. Magari, a volte, credersi dure può aiutare a spazzare via un po’ di amarezza.
gennaio 12th, 2010 @ 00:20
Leggo un post come questo e, d’istinto, comincio a pensare al rapporto tra convinzioni su di sè e salute, e alla letteratura che si sta sviluppando su questi temi, e ai maestri che me l’hanno indicata.
Poi mi fermo. Ecchecaspita!
Magari, se mi viene, ci penso domani a questa roba. Questa sera soltanto un grazie a te, Sara, per avermi, di nuovo, ricordato che è la vita che genera significati, e non viceversa.
gennaio 12th, 2010 @ 17:27
Grazie a te Luca, i tuoi commenti offrono sempre degli input interessanti:)