Una modesta proposta
Posted on | novembre 12, 2009 | 6 Comments
Cara donna che mi leggi,
è giunto il momento di fare un certo discorso. In termini chiari, se non anche un po’ brutali. Da donna a donna. Perché questi sono tempi amari e l’ipocrisia regna sovrana.
Quante volte ti sei preparata per uscire, magari una sera, e hai scelto appositamente quella minigonna, quella che ti mette in evidenza le gambe, i polpacci torniti, le cosce snelle conquistate dopo regimi alimentari estenuanti? Quante volte hai fatto determinate scelte attingendo dal tuo armadio per attirare lo sguardo su di te? Non mentire, ché lo so bene, lo so. Anzi, ti dirò di più, quando sei entrata in quel negozio e hai misurato quella minigonna sapevi benissimo che l’avresti indossata per renderti seducente.
E adesso cosa vorresti ribattermi, sentiamo, che magari vuoi sentirti libera di indossare quello che più ti va? O che forse il tuo modo di porti non deve andare ad articolare un pregiudizio sessuale nei tuoi confronti?
Mia cara, sbagli di grosso, lascia che te lo dica. Se tu esci, consapevole della tua bellezza enfatizzata da ore di prove trucco e vestiti, tu rischi. Perché l’uomo se da una parte è cacciatore, e non puoi contestare questa verità ancestrale, dall’altra è anche animale. Ti vedo che ridacchi. Ma cosa ridi. Non lo sai che l’uomo è animale dentro e cacciatore fuori?
E non farti fregare da quelle chiacchiere assurde femministoidi. Fosse per quel manipolo di mezze matte oggi saremmo estinti, te lo posso assicurare. I tempi non sono cambiati, sono sempre essenzialmente gli stessi. E chi può farcela secondo te nella lotta per la sopravvivenza? La razza biologicamente inferiore? Che ogni mese perde sangue? Ma su, come puoi pensare una cosa del genere. Sopravvive la razza più forte. Che non è necessariamente quella che si adatta ai mutamenti, ma quella che, istigata dall’urgenza della selezione naturale, cerca di tramandare profusamente il proprio gene, in pratica, anche senza un benestare esplicito.
Beh non è una gran cosa l’accoppiamento senza benestare esplicito, concordo. Magari puoi prenderci anche qualche cazzotto nel corso dell’avvicinamento, diciamo. Ma, amica mia, devi capire che tutto questo non va biasimato. Non è nient’altro che la natura primitiva che ruggisce dentro i jeans. È il fremito animale che il tuo passaggio profumato provoca consapevolmente.
Non è neanche colpa tua, del resto, se hai il cervello pieno di capriccetti. L’autonomia, l’autodeterminazione, l’autogestione. Troppi auto a cantar non fanno giorno, fidati.
Invece, io una modesta proposta ce l’avrei. Facciamo firmare a tutte le donne che escono di casa un consenso informato.
Io sottoscritta …
dichiaro di indossare
Stivale/Scarpa tacco … cm
Gonna lunghezza … cm o pantalone aderenza minima – media – massima
Scollatura frontale – dorsale di … cm
Trucco tendente al nero – altri colori – naturale
Prendo visione dei potenziali rischi connessi e dei benefici derivanti dal tornare definitivamente a casa o optare per un cambio d’immagine.
Data e ora
Firma
Alla fine basta davvero poco, come vedi, basta un minimo di ragionevolezza.
Comments
6 commenti to “Una modesta proposta”
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novembre 12th, 2009 @ 10:17
“I wish that for just one time you could stand inside my shoes and just for that one moment I could be you” diceva il sempiterno Dylan nel 1965.
L’atto autoterapeutico del taccuino, già usato con successo nei disturbi alimentari e negli atti di panico, in effetti sortirebbe se non altro qualche commento ilare e, laddove ce ne fosse bisogno, correggere gli eccessi, sono d’accordissimo, così come ormai è chiara la famosa dicotomia cacciatore-preda.
Mentre leggevo questo tuo post mi è tornata in mente una cosa letta su un libro di preparazione al parto. La comparsa, una volta al mese, del ciclo mestruale è un feedback negativo, non si è avuta una gravidanza. Basta solo cambiare l’angolo visuale e dove questo angolo va a guardare per scoprire nuovi significati e vedere che, da entrambi i lati, ognuno di essi ha perfettamente senso.
novembre 13th, 2009 @ 20:21
Come provocazione ha colpito perfettamente nel segno, però…
Ragionando allo stesso modo, si potrebbe dire che: “tutti devono avere il porto d’armi perché esiste la criminalità”.
E’ corretta una tale affermazione?
Quindi, tutte devono avere il consenso informato perché esistono gli uomini che sono degli animali cacciatori.
Allora l’insieme degli uomini-animali-cacciatori è circoscritto oppure siamo di fronte ad una situazione generalizzata? Non è che, per caso o per pregiudizio, vogliamo attribuire un atteggiamento criminale dei singoli ad un intero genere? Mah!
novembre 14th, 2009 @ 17:34
No Fabio, non intendevo generalizzare. Semplicemente, far riflettere sul ruolo.
novembre 17th, 2009 @ 12:39
Ciao Sara, come ti ho scritto anche nell’altro blog, usando altre parole, secondo me il famoso slogan: “Né puttane, né madonne, finalmente siamo donne” non è stato mai del tutto assimilato ed andrebbe ancora analizzato e digerito fino in fondo, sia dagli uomini, che, soprattutto, dalle donne. L’alternativa ai codici estetici della “madonna” non coincidono con quelli della “puttana”, che sono invece, semplicemente, l’altra faccia di una medesima logica di sottomissione, e vestirsi dei panni della puttana per emanciparsi da quelli della madonna può essere una reazione, o un tentativo di presa di coscienza di sé, comprensibile, ma un tantino adolescenziale, mentre la definizione autonoma del proprio “essere donna” credo debba essere per forza differente da entrambi questi schemi.
Sempre fermo restando che per lo stupro non ci può essere giustificazione che tenga.
gennaio 27th, 2010 @ 11:04
Sottoscrivo in pieno questo articolo! La consapevolezza di se non può prescindere dalla piena accettazione del proprio ruolo sessuale nel mondo. E vale questo per l’uomo come per la donna..da sempre!
aprile 19th, 2010 @ 01:17
Sottoscrivo in pieno questo articolo! La consapevolezza di se non può prescindere dalla piena accettazione del proprio ruolo sessuale nel mondo. E vale questo per l’uomo come per la donna..da sempre!