Quando il lavoro nero trova la sua applicazione mediatica
Posted on | ottobre 11, 2009 | 2 Comments
Ieri sera nella trasmissione “C’è posta per te” si è raccontata la storia triste e terribile di un uomo che ha lavorato per tutta la vita, nei campi, nella manovalanza operaia, dovunque ci fosse possibilità. In nero.
Qualche anno fa una fabbrica lo assume come custode. In nero. Arriva la crisi e la fabbrica chiude. E quest’uomo sprofonda tra le vittime senza nome (e senza diritti) di questa crisi schifosa, poiché, come ben si sa, se lavori in nero non esisti.
Accade, così, che le quattro figlie dell’uomo sono costrette a lasciare in fretta e furia gli studi, per provvedere al sostentamento della famiglia e finiscono variamente a lavorare in ristoranti e saloni di parrucchieri.
Meno male che sono riusciti ad arrivare alla De Filippi che, alla fine del racconto, fa capire di regalare, tramite un cantante lanciato dal suo reality, una grossa somma di denaro.
Allora, com’era prevedibile, nel pieno della tensione drammatica generata dalle lacrime copiose di questa famiglia umile e umiliata dalle ingiustizie sociali, con un’abile virata sui buoni sentimenti, la forza incoraggiante dell’unione nelle avversità, l’amore filiale, la responsabilità, ecc. il turbamento collettivo di colpo si placa.
Perché tutto è bene quel che finisce bene e quando uno soffre tanto nella propria vita, in pieno mood cristiano, alla fine un raggio di sole arriva.
Ora, il fatto che il raggio di sole sia la benevolenza di un format televisivo potrebbe suscitare alcune perplessità. Io, infatti, avrei una grossa perplessità: mi chiedo se le quattro ragazze che hanno sacrificato la loro formazione liceale e universitaria ricevono, al contrario di quello che è accaduto al padre, il rispetto da parte dei loro datori di lavoro. Quel rispetto che si chiama contratto.
Perché se non c’è il rispetto del lavoratore non c’è raggio di sole che tenga. Anzi, c’è solo marciume.
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2 commenti to “Quando il lavoro nero trova la sua applicazione mediatica”
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ottobre 11th, 2009 @ 23:56
Il contratto di lavoro è considerato “un favore”, soprattutto al sud.
La legge della domanda e dell’offerta vale sempre, crisi o non crisi.
L’apoteosi: contratti di lavoro illegali. Conosco una persona che lavora con “CONTRATTO DI APPRENDISTATO A TEMPO INDETERMINATO”.
Di sicuro, in questo, c’è anche la concausa di lavoratori poco “sensibili al futuro” e più desiderosi di apparire in TV.
ottobre 13th, 2009 @ 02:40
e di marciume in questo paese ne troviamo tanto, troppo