Sara Taricani

Portami il girasole ch’io lo trapianti nel mio terreno bruciato dal salino…

Un voto, un perché

Posted on | dicembre 16, 2008 | 3 Comments

A parte lo stress, le lunghe giornate di seggio elettorale sono una preziosa esperienza dal punto di vista umano e sociale. In linea con i dati ufficiali sull’astensione, anche nel mio seggio si è presentata circa la metà degli aventi diritto al voto.

La maggioranza degli elettori presentatisi erano sopra i 40 anni. Un buon numero, prima di votare, si è soffermato esclusivamente sulla sezione del cartellone dedicata al PDL. Svariati elettori ci hanno informato spontaneamente che erano lì solo perché conoscevano un candidato alla lista provinciale, altrimenti sarebbero rimasti a casa.

La percezione generale è che le condizioni gravissime in cui versa l’Abruzzo, saccheggiato negli anni e carente di politiche di sviluppo, porteranno la collettività a patire tempi molto duri, a prescindere dal governatore eletto.

Al momento dello scrutinio abbiamo contato quasi una ventina di schede nulle con scarabocchi e insulti coloriti, contro un paio di voti per le liste di estrema sinistra, per intenderci, quelle a difesa dei lavoratori. Una manciata di voti anche per l’estrema destra che aveva candidato tra le sue liste nientemeno che Nadia Bengala, la quale è riuscita ad assicurarsi voti : 1.

Per quanto riguarda invece i candidati delle liste provinciali, la presenza delle solite facce (ormai attempate) credo sia stato un deterrente per molti. A destra come a sinistra. Secondo me, anche questo ha causato astensionismo.

Aprendo invece il capitolo “Questa è l’Italia” mi chiedo seriamente chi progetti le scartoffie di cui si deve occupare il seggio elettorale. Due registri, finalizzati a debellare il voto di scambio con l’uso di cellulari o videocamere, sono stati fonte di grande ilarità.
All’interno di questi si doveva annotare su 3 colonne il nome e il cognome di chi lasciava in custodia il suo dispositivo, il numero dei dispositivi depositati e il numero dei dispositivi ritirati dall’elettore dopo il voto. Abbiamo provato a capire la logica di quella tabella, ma non ci siamo riusciti.

Considerando che nessuno di noi era autorizzato ad aprire le borse o frugare tra le tasche dei giubbotti degli elettori, la consegna dei cellulari è stata praticamente a discrezione dell’elettore. Si sono verificati così, con più di un elettore “naif”, scene memorabili.

  • Signora, ha un cellulare per caso?
    Sì ehm ehm, allora 328 …
  • Scusi, ha un cellulare con sé?
    Sì!
    Che fa foto?
    Mah boh! Dicono che le fa… ma io non le ho mai fatte!
  • Senta, ha un cellulare che fa foto?
    Sì eccolo, lo lascio qui?
    Sì signora.
    Ah va bene, se squilla potete rispondere eh.
  • Scusa, hai un cellulare con fotocamera?
    Sì, ma è spento.

Comments

3 commenti to “Un voto, un perché”

  1. Gwendalyne
    dicembre 16th, 2008 @ 19:39

    Ieri lo scrutatore mi ha chiesto se avevo un cellulare con fotocamera, cosa che non era avvenuta in occasione delle politiche di aprile. Ho intuito che non potevano certo perquisirmi ma, da brava cittadina modello, prima di entrare nel seggio ho diligentemente depositato i cellulari… dei quali non ho mai avuto la benché minima intenzione di fare un uso improprio, comunque!
    Ciao! :-)

  2. paz83
    dicembre 18th, 2008 @ 09:04

    Il fatto è che se è vero che servono facce nuove a livello nazionale è ancor più vero che quelle facce servono sopratutto a livello locale, provinciale e regionale dove più stretto dovrebbe essere il contatto col cittadino che quindi sente di più questa necessità. Finche non si capirà questo l’affluenza calerà sempre. Per la questione cellulari è davvero un proforma e non garantisce nulla. Ci si deve fidare del cittadino, che risulta più facile fare rispetto alla fiducia che si vorrebbe dare all’eletto. Paradosso

  3. Elezioni | mara libera
    luglio 6th, 2010 @ 00:13

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