Sara Taricani

Portami il girasole ch’io lo trapianti nel mio terreno bruciato dal salino…

Pensaci un attimo: Guerrilla a Pescara

Posted on | agosto 6, 2008 |

Una campagna di sensibilizzazione di grande impatto psicologico merita una menzione.
La macchina incidentata è vera.
Chi era nell’abitacolo purtroppo non si è salvato.
Di seguito il mio piccolo reportage.
Pensateci un attimo anche voi.

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Comments

8 commenti to “Pensaci un attimo: Guerrilla a Pescara”

  1. MademoiselleAnne
    agosto 6th, 2008 @ 09:00

    Devi sapere che in Irlanda sono la normalità e quando vivevo lì un bel giorno mentre mi gustavo un telefilm di cui avrei saputo la fine in anticipo rispetto alle mie amiche italiane si oscura il video e inizia una pubblicità “progresso” che mostrava macchine in frantumi, corpi disintegrati e statistiche: il tutto clamorosamente REALE, corpi macellati soprattutto.
    Mi è rimasta dentro quella pubblicità, che è solo una delle tante che ho visto… evidentemente fa più effetto una roba del genere che la pubblicità progresso del ministero :/

  2. antonio vergara
    agosto 6th, 2008 @ 10:59

    non serve a nulla, ci vuole repressione.

  3. Sara
    agosto 6th, 2008 @ 12:27

    @MademoiselleAnne: fanno bene a colpire con immagini forti e reali, è l’unico modo per mettere in discussione un tipo di guida fin troppo incosciente.

    @Antonio: ma repressione di che tipo? Multe? Controlli? Non ce la faranno mai secondo me, pure se tutte le autorità si schierassero per strada e all’uscita dei locali si ritroverebbero sempre in inferiorità numerica. Si può solo prevenire, credo, martellando su una maggiore consapevolezza:)

  4. camu
    agosto 6th, 2008 @ 17:23

    Anche qui in America fanno una pubblicità simile, o almeno la facevano. Ma qui il problema si pone molto meno: come diceva Severgnini, quando si guida per le strade sembra di camminare su un nastro trasportatore :) Troppo pacifico, per chi era abituato al tumultuoso traffico italiano.

  5. Luca Baiguini
    agosto 7th, 2008 @ 10:19

    Post davvero interessante.
    Si tratta di strategie di “appello alla paura” (fear appeal, le chiamano gli anglosassoni). Sull’efficacia di queste strategie si sono versati fiumi d’inchiostro, senza arrivare ad una conclusione definitiva. Le teorie più recenti si basano su due valutazioni
    cognitive che vengono fatte da chi viene sottoposto a questo tipo di messaggio: la valutazione circa la minaccia (l’incidente stradale, con le sue conseguenze) e la valutazione circa l’efficacia dei rimedi raccomandati (non assumere alcool, moderare la velocità, ecc.).
    L’esito di queste valutazioni è uno dei seguenti: assenza di reazione, reazione di controllo del pericolo o reazione di controllo della paura.
    Naturalmente, la reazione auspicata è la seconda.
    Ma bisogna tenere conto della possibilità che di fronte ad un messaggio del genere, invece che tentare di controllare il pericolo molte persone controllino la paura.
    E questo può succedere proprio nelle popolazioni-target del messaggio….

  6. Sara
    agosto 7th, 2008 @ 10:48

    @Luca Baiguini: Non avevo considerato il rischio del travisamento del messaggio. Tuttavia, come mi faceva notare un amico, le reazioni emotive possono essere diverse anche a seconda dell’età. Un target sotto i 30 magari è portato a sottovalutare il pericolo e ad abbracciare proprio la sfida della paura, come hai detto tu.

  7. Traffyk
    agosto 9th, 2008 @ 03:54

    Qualche settimana fa anche su Raitre hanno sposato una filosofia simile trasmettendo uno speciale con immagini alquanto macabre.

    Va bene incutere paura, però ci si dimentica di un’altra categoria di guidatori.. chiamata camionisti (o meglio i padroni della strada) sempre più sottopagati e costretti a turni massacranti… grazie che poi scappa il colpo di sonno…

    Ciauu Sara, un bacione.

  8. Sara
    agosto 9th, 2008 @ 14:54

    @Traffyk: è vero, quella dei camionisti è una categoria da tutelare e rispettare realmente senza ipocrisie.

    Un bacione a te :)

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