Sara Taricani

Portami il girasole ch’io lo trapianti nel mio terreno bruciato dal salino…

L’utopia della tolleranza

Posted on | Maggio 23, 2008 |

Ho trovato questo estratto quasi per caso. Direi che vale assolutamente la pena di soffermarcisi un po’…

Come la tolleranza unitaria ed ‘ecumenica’ di chi vorrebbe tutti gli uomini uguali antropologicamente, sia in realtà una forzatura inutile al fine di determinare la vera coesistenza pacifica di individui diversi che non hanno paura della loro diversità.

66. Mèlange. L’argomento corrente della tolleranza, per cui tutti gli uomini, tutte le razze sarebbero uguali, è un boomerang, in quanto si presta alla facile confutazione dei sensi; e anche la dimostrazione antropologica più rigorosa che gli ebrei non sono una razza, non cambia nulla al fatto che, nel caso di un pogrom, i totalitari sanno benissimo chi vogliono uccidere e chi no.

Che se si volesse porre come un ideale l’uguaglianza di tutto ciò che porta un volto umano, anziché presupporla come un fatto, ci si guadagnerebbe ben poco. L’utopia astratta sarebbe troppo facilmente conciliabile con le tendenze più mefistofeliche della società. Che tutti gli uomini si assomigliassesero, è proprio ciò che essa vorrebbe.
Essa considera le differenze effettive o immaginarie come macchie ignominiose, che dimostrano che non si è ancora andati abbastanza avanti: che qualcosa è ancora sottratto al meccanismo, e non è ancora completamente determinato dalla totalità.

[...]

Ma una società emancipata non sarebbe lo Stato unitario, ma la realizzazione dell’universale nella conciliazione delle differenze.

Una politica a cui questo stesse veramente a cuore, non dovrebbe propagare - neppure come idea - l’astratta eguaglianza degli uomini. Dovrebbe, invece richiamare l’attenzione sulla cattiva eguaglianza di oggi, sull’identità degli interessi dell’industria cinematografica e dell’industria bellica, e concepire uno stato di cose migliore come quello in cui si potrà essere diversi senza paura.

Quando si attesta al negro che è perfettamente identico al bianco, mentre di fatto non lo è, gli si fa, in segreto, ancora una volta torto. Lo si umilia amichevolmente confrontandolo a un criterio rispetto al quale, sotto la pressione del sistema, si rivelerà necessariamente inferiore: e mostrarsi alla sua altezza sarebbe un merito assai dubbio.

Del resto, i fautori della tolleranza unitaria sono sempre inclini all’intolleranza verso ogni gruppo che non si adatta: con l’ottuso entusiasmo per i negri si concilia l’indignazione per l’inciviltà ebraica. Il melting pot era un’istituzione del capitalismo industriale scatenato. L’idea di finirci dentro evoca il martirio, e non la democrazia.

(Th. W. Adorno, Minima Moralia (meditazioni della vita offesa), Torino, Einaudi, 1994, p. 114-115, traduzione di Renato Solmi)

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Comments

2 Responses to “L’utopia della tolleranza”

  1. eldo
    Maggio 23rd, 2008 @ 15:48

    Spero di aver capito il messaggio e di non andare fuori tema. Cosidero la “tolleranza una fase successiva ad un’altra e che è la “presa di coscenza” di altre culture, fase questa di reciproco studio e che se superata senza contrasti insanabili porta alla “tolleranza”, fase questa che non evidenzia veri e propri miglioramenti nei rapporti interculturali ma che, se superata anch’essa senza dissidi, fa sperare in una “coesistenza pacifica”. Coesistere pacificamente non è ancora l’aver raggiunto un concreto sentimento che possa mettere in ultimo piano le differenze etiche o sociali o religiose. Cosa manca allora? Manca ancora la vera fiducia verso l’altro, manca l’apertura totale del proprio mondo agli altri. Questo mondo, per essere ospitale, si deve appropriare di molti  altri valori, ma come e quando sarà possibile tutto questo? Generazioni e generazioni, siamo ancora troppo diversi l’uno dall’altro. Spero di essere solo pessimista.

  2. Sara
    Maggio 23rd, 2008 @ 17:00

    Eldo,

    essere consapevoli di una cultura secondo me è il processo umano più lungo in assoluto. Oggi il diverso è più che mai il nemico, complice l’insicurezza sociale ed economica. Le persecuzioni razziali non ci hanno insegnato proprio nulla.

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