Quando ero piccola avevo delle persone intorno a me, amici di famiglia in prevalenza, la cui presenza, bonaria e chiacchierona, pensavo mi accompagnasse per tutta la vita.
Negli anni qualche legame si è allentato, ma i ricordi di bambina hanno sempre rischiarato di una luce calda il ricordo di queste persone.
Negli anni queste persone hanno avuto una vita difficile, ma io non ho mai sospettato la gravità dei loro disagi.
Alcune di queste sono venute a mancare nel corso del tempo. E continuano a mancare. Per loro volontà.
Non è terribile sentirsi talmente disperati da togliersi la vita? Non siamo tutti un po’ responsabili delle esistenze di cui la depressione s’impossessa, presi dall’egoismo di galoppare sui nostri riservatissimi percorsi di vita?
Se conoscete qualcuno che sta combattendo questa terribile prigionia, cercate di averne cura. Non sempre capiamo che conoscenti o amici possono stare talmente male. Da morire.
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9 Commenti
Sara, ho perso un'amico a 20anni così e ricordo l'ultimo discorso avuto con lui, purtroppo non capii. lui era appena tornato dal militare ed io a giorni sarei partito. faceva domande sul mio futuro, lavorativo soprattutto. qualche mese dopo mi dissero dell'accaduto e crollai anch'io.
Non mi è mai capitato direttamente, ma il padre della mia migliore amica si è suicidato. E' orribile e difficile da accettare per chi resta. ma non sempre si riesce ad aiutare chi si ha intorno.
Si chiamava Sara, aveva appena 17 anni, era bellissima. Una di quelle ragazze che osservi attentamente e poi pensi "Non le manca nulla". Si tolse la vita gettandosi sotto a un treno. Ancora mi chiedo "perché?".
@presveva:
ne abbiamo parlato in chat, infatti a volte la disperazione, il sentimento più profondo che guida questi atti, si rende invisibile ai nostri occhi.
@phoebe:
Non riesco neanche ad immaginare cosa deve aver passato la tua amica…
@Alberto:
Il perchè ce lo chiediamo sempre… tutti noi che restiamo… purtroppo non ci sono risposte
la depressione e' un male oscuro terribile.
in Italia se ne parla troppo poco a mio parere.
è che il vero atto di coraggio è restare.
a volte, è andare.
A volte la depressione e la sua estrema conseguenza, il suicidio, non sono eventi autonomi, ma il più delle volte indotti.
Indotti dall'egoismo e dalle prevaricazioni degli altri: c'è sempre una percentuale di responsabilità da parte di terzi in eventi di questo tipo.
Allora è giusto parlare di suidicio? E' giusto accusare le debolezze di un singolo come unica causa del suo atto estremo?
Osserviamo i contorni, le sfumature …
Il suicidio, se indotto, non è forse una forma di omicidio, più sottile e, se vogliamo, ancora più feroce ?
Riflettiamo sulle nostre responsabilità.
@ettore:
purtroppo i media parlano dell'incidenza della depressione solo in poche occasioni e naturalmente cercando di turbare il meno possibile… sai che mio padre, ex ferroviere, mi ha raccontato solo recentemente che molte volte i ritardi dei treni erano dovuti ai suicidi sotto le rotaie?
@cri:
Benvenuta cara… effettivamente il coraggio si può contestualizzare in modo diverso: morire per disperazione, vivere e lottare per disperazione… ad ogni modo, secondo me, la tragedia di una morte disperata deve farci soffermare di più sul valore della vicinanza, o della convergenza, umana… non credi?
@Cristiano:
Questo è il punto infatti. Ci sono infinite responsabilità quando si verifica un avvenimento del genere… Le prepotenze sono all'ordine del giorno. L'unica cura sociale secondo me è l'attenzione.
A volte però sembra che tutto vada bene e non riusciamo a renderci conto di quanto soffrano le persone che ci stanno proprio accanto…
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