Sara Taricani

Portami il girasole ch'io lo trapianti nel mio terreno bruciato dal salino…

Pigmalioni di noi stessi

Posted on | Ottobre 26, 2007 |

Tempo fa Luca Baiguini scrisse un post molto interessante sull’effetto pigmalione, un modo con cui il cervello influenza l’orientamento del proprio destino e supporterebbe quindi il motto dell’homo artifex. Vorrei riproporre la sua riflessione qui e continuarla con voi.

Come il re di Cipro, che aveva desiderato ardentemente una donna simile alla sua bellissima statua, era stato esaudito da Venere con la statua stessa divenuta viva, così le aspettative di ognuno influenzano inconsapevolmente la sfera relazionale.
Lo psicologo Robert Rosenthal ha provato questa teoria con un esperimento. Dopo aver sottoposto un test ai bambini di una scuola elementare, ha rivelato alle maestre la straordinaria intelligenza di alcuni scelti casualmente. Dopo un anno i bambini si erano dimostrati davvero all’altezza delle aspettative, grazie all’approccio ad hoc delle maestre, maggiormente improntato all’incoraggiamento e agli stimoli.
Questa cosa mi ha fatto ripensare a una bellissima pièce di G.B. Shaw “Pygmalion”, in seguito riadattata nel musical “My fair lady”. La storia ruota attorno alla scommessa di un professore di fonetica, Henry Higgins, che vuole educare Eliza Dolittle, una piccola fioraia ambulante e trasformare i suoi modi in quelli di una duchessa. Le parole di Eliza fanno davvero riflettere:

You see, really and truly, apart from the things anyone can pick up (the dressing and the proper way of speaking and so on), the difference between a lady and a flower girl is not how she behaves but how she’s treated. I shall always be a flower girl to Professor Higgins, because he always treats me as a flower girl, and always will, but I know I can be a lady to you because you always treat me as a lady, and always will.

Purtroppo la potenza di un tale meccanismo funziona anche in casi negativi e nient’altro è che una profezia, basata sulle nostre aspettative, che si autodetermina. Secondo Watzlawick l’aspettativa può essere provocata da una convinzione interiore o dall’esterno.
A volte ci sembra di rivivere ciclicamente le stesse situazioni interpersonali come se fossero degli “eterni ritorni”: egoismo, superficialità, doppiezza, opportunismo e quant’altro. La realtà è che siamo trattati proprio sulla scia delle nostre aspettative. Se ci aspettiamo un feedback sleale, o comunque deludente, inconsapevolmente andiamo ad attuare delle strategie che in ultimo sfociano nell’esito tanto temuto.
Quindi il destino dei nostri rapporti interpersonali si potrebbe ricondurre semplicemente a una questione di buona predisposizione. Peccato che viviamo in un’epoca di maschere stratificate e diffidenza generalizzata, un po’ riluttante ad un confronto, o forse dovrei dire incontro, sereno. L’aspettativa comune è quella di essere fregati se si abbassa la guardia. Mi verrebbe da pensare che l’aspettativa comune si modella anche sulle curve delle esperienze personali. Ma non ci sono scuse se alla fine risultiamo parzialmente responsabili delle nostre sconfitte. Secondo voi quale sarebbe l’aspettativa ideale, nel lavoro e nella vita affettiva?

Comments

One Response to “Pigmalioni di noi stessi”

  1. fedro
    Ottobre 27th, 2007 @ 00:38

    prendere le cose per come vengono e saper sfruttare le occasioni. mai crearsi aspettative o temere qualcosa: se qualcosa deve succedere, bella o brutta che sia, succede.

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