Sara Taricani

Portami il girasole ch’io lo trapianti nel mio terreno bruciato dal salino…

“Considerate la vostra semenza”: la visione 2.0

Posted on | ottobre 12, 2007 | 1 Comment

Chi affaccia il proprio lavoro sul web si rende subito conto di trovarsi in una dimensione altra, lussureggiante e ricca di opportunità.
Per capire le dinamiche della rete, quindi, è necessario adottare un approccio, quasi un impegno, indagativo e anche dopo aver acquisito una certa consapevolezza dell’ambiente non si può pensare di abbandonare il processo di conoscenza, poiché, appunto, si tratta di una dimensione iperbolica.
Per questo motivo le ere geologiche del web si susseguono rapidissime e portano ciclicamente al disuso e alla costituzione di nuovi modi di vivere il web, diciamo nuovi ecosistemi.
L’unica imperfezione di questa dimensione è che il disuso non si estingue tanto facilmente, al contrario rimane pervicacemente attaccato allo scoglio come le ostriche verghiane:

… mi è parso ora di leggere una fatale necessità nelle tenaci affezioni dei deboli, nell’istinto che hanno i piccoli di stringersi fra loro per resistere alle tempeste della vita, e ho cercato di decifrare il dramma modesto e ignoto che deve aver sgominati gli attori plebei che conoscemmo insieme.

Rimanere abbarbicati alle antiche abitudini di fare e concepire il web è forse, paradossalmente, una sfida più coraggiosa di quella che invece lancia il pesce vorace del cambiamento, della rivoluzione del pensiero.
Capita, tuttavia, una cosa curiosa: pur di ottimizzare la propria sopravvivenza alcune ostriche si mascherano da pesci voraci di innovazione e tentano qualche nuotatina per ostentare quell’apertura alle nuove idee di cui sono invece carenti. Sembrerebbe poco credibile che un’ostrica dissimuli le pinne, eppure il web di questi tempi attraversa una specie di transizione in cui ogni apparenza un po’ manierata accarezza ambiguamente le nuove idee, creando così una certa confusione. Molti, allora, si chiedono in cosa consista precisamente il web 2.0, in modo da dare una definizione che, per etimologia, delimiti il ventaglio di significati e interpretazioni possibili.
In realtà le parole di O’Reilly sono molto sagge: il web 2.0 si avvicina alla complessità e alla dinamicità di un sistema solare con pianeti, satelliti, asteroidi e comete che orbitano intorno ad una visione (“user participation, openness and network effect” ) che ognuno deve saper interiorizzare per decifrare i nuovi movimenti orbitali. Naturalmente l’interiorizzazione è l’ultima fase di un processo profondo fatto di contatto, confronto, studio, riflessione, assimilazione. Dunque ci vuole tempo, anzi, ci vuole la volontà di investire del tempo per comprendere.
Vedo bivaccare qui e là sintesi su sintesi, descrizioni risicate e parziali, che non possono coprire la vastità della visione 2.0. Così, non mi sorprendo più di tanto se un certo numero di persone sono convinte che il web 2.0 sia la grafica in un certo modo e/o la programmazione in un certo modo, dove il certo modo si identifica in un elenco di peculiarità avulse dalla visione.
Ma non sarebbe più potente in termini di comunicazione soffermarsi sull’idea, “gravitational core”, piuttosto che sugli strumenti per rappresentarlo?
“Virtute e conoscenza” predicava l’Ulisse di Dante… non permettiamo a nessuno (neofiti, inesperti, professionisti) di parodiare l’evoluzione con delle pinne di plastica, promuoviamo la consapevolezza.

Comments

Un commento to ““Considerate la vostra semenza”: la visione 2.0”

  1. Cristiano
    ottobre 12th, 2007 @ 15:06

    L'informatica, di cui il web ne costituisce solo una porzione, anche se sempre più significativa, è da sempre soggetta alla legge delle caste. Il sapere al suo interno non è regolamentato, tant'è che è ormai prassi comune per chiunque abbia un'ottima dimestichezza nel vendere la propria immagine ed una adeguata simpatia a talune tecnologie, improvvisarsi guru e maestro di conoscenza della propria passione. I veri addetti ai lavori, sono quelli che lavorano nell'ombra, che schivano la notorietà e vivono solo per il loro desiderio di ricerca e di innovazione. Con il Web 2.0, i social network e partecipazione collaborativa alla pubblicazione dei contenuti, questo fenomeno si è centuplicato, facendo nascere i cosiddetti "furbetti del web" ed una nuova generazione di presunti "lei non sa chi sono io" tecnologici. Io mi limito ad osservare e restare ai margini, ricordando il saggio cinese che attende sulla riva del fiume: tanto di fiumi il web ne è pieno …

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