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Occhi aperti /7

TRATTO da: EcoIstitutoAbruzzo del 1/9

Nel mirino il commissario straordinario Goio. E lunedì la sfida al Wwf con nuovi campionamenti -L’Aca passa al contrattacco e il 6 settembre davanti al Tar quantificherà le perdite subìte a causa della chiusura dei pozzi
Mentre l’acqua comincia a scorrere in maggiore quantità nelle condotte idriche, si scatena la caccia alle responsabilità e le parti in causa affilano le armi per dare vita a un contenzioso giudiziario, civile e penale, di enormi proporzioni.

Fino a ieri erano le associazioni di categoria (parrucchieri, estetiste, ristoratori, gelatieri, balneatori) a preannunciare azioni per il risarcimento dei danni subìti a causa della prolungata mancanza di acqua, ma la novità clamorosa è che sarà proprio l’Aca (Azienda consortile acquedottistica), bersaglio di feroci critiche, a richiedere il ristoro dei danni patiti a seguito della chiusura dei pozzi in località Sant’Angelo disposta il 3 agosto scorso da Adriano Goio, commissario straordinario per il bacino fluviale Aterno-Pescara.

L’Azienda - conferma il presidente Bruno Catena - è stata gravemente danneggiata dalla interruzione del flusso idrico proveniente da quei pozzi.

In primo luogo per il mancato introito (bollette) che deriva dal diminuito consumo di acqua da parte degli utenti.

Inoltre l’Aca ha dovuto sopportare pesanti oneri derivanti dagli straordinari del personale tecnico sotto pressione per oltre tre settimane per le operazioni di redistribuzione delle risorse idriche tra le varie zone.

E ancora il posizionamento di serbatoi e cisterne mobili svuotati e riempiti ogi giorno per garantire la potabilità dell’acqua.

Catena parla di milioni di euro tra mancati ricavi e spese impreviste sostenute.

La richiesta di risarcimento sarà materializzata nell’udienza del 6 settembre prossimo davanti al Tribunale amministrativo regionale di Pescara quando si discuterà del ricorso con cui Ato e Aca hanno chiesto la sospensiva e il successivo annullamento del decreto Goio (mai revocato).

Non solo, Ato e Aca sosterranno che il commissario non aveva i poteri per intervenire in materia di erogazione di risorse idriche, ma avrebbe dovuto occuparsi solo del disinquinamento del Pescara.

Dal canto suo l’architetto Goio ha inoltrato un esposto alla Procura della repubblica che ha già ricevuto una valanga di denunce incrociate.

Dunque l’Aca passa al contrattacco. Con un telegramma ha invitato il Wwf, l’associazione ambientalista che ha fatto scoppiare il caso, a partecipare lunedì prossimo, assieme a tecnici dell’Arta e della Asl, ai prelievi di acqua nelle stesse zone dove il Wwf fece i campionamenti il 30 maggio scorso.

Una vera e propria sfida nella convinzione che l’aqua erogata è stata sempre potabile alla luce delle numerose ripetute analisi eseguite da Arta e Asl

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