Sara Taricani

Portami il girasole ch’io lo trapianti nel mio terreno bruciato dal salino…

In fila per due

Posted on | Agosto 17, 2007 |

Il fascino della festa patronale è unico nel suo genere. Il rituale di messa, processione e gossip con indigeni ed emigranti tornati per l’occasione, è uno di quei momenti di aggregazione che una piccola comunità a rischio spopolamento accarezza tutto l’anno.

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Ricordo il parroco del paesello, panciuto e distratto, che celebrava la messa in 20 minuti, amava bere, fumava tranquillamente sia in sagrestia sia in cimitero e quando dava l’Ostia dalle sue dita si sprigionava inconfondibilmente l’odore del tabacco… nonostante questi atteggiamenti più che profani egli non si mischiava mai ai paesani, aveva un’aria sempre un po’ svagata e distante, poiché si diceva che avesse una grande erudizione. Questa sua dote, balenante a tratti durante le brevissime omelie, è rimasta sempre nascosta ai parrocchiani dalle orecchie perlopiù semplici. Per problemi di salute il parroco ha chiesto il trasferimento e al suo posto ne è arrivato un altro.
Per me e per qualcun altro che si aspettava di trovare la solita aria rilassata e chiacchierina del giorno del dì di festa è stato un brutto colpo.

Il parroco in questione, fototipo tedesco (ma in realtà italianissimo, con una dizione talmente perfetta da far impallidire lo speaker di SuperQuark), fisico asciutto e giovanile, è entrato in chiesa come un fulmine e fulmineamente ha dato disposizioni ai chierichetti su cosa e come dovessero portare, ha ordinato ai fedeli di disporsi dietro alla statua del Santo in fila per due, ha inforcato gli occhiali da sole e brandendo il microfono si è tuffato nella processione, pregando cantando e bisbigliando disposizioni a destra e sinistra.
Pure durante la celebrazione della Messa, di seguito alla processione, ha continuato a pregare, cantare, bisbigliare disposizioni richiamando all’ordine alcuni irrispettosi fedeli dalla lascivia ciarliera.
A un certo punto ha smistato i chierichetti a donare santini, che le donne hanno guardato per 5 secondi prima di lasciarli scivolare nelle borsette. Grande errore, ché non si dà certo il santino per riempire le borsette, ma per recitare la preghiera scritta sul retro. Quindi dopo un movimento convulsamente collettivo di apertura borsette e lettura preghiera, l’irriducibile parroco è passato ai ringraziamenti a: comune, autorità, amministrazione e tipografia e ha ricordato che ci sarebbe stata un’altra messa dopo 1 ora per i “Ritardatari e i Dormienti” (ipse dixit).
Conclusa la Messa, i fedeli si sono sparpagliati alla velocità della luce per ritrovare parenti e amici e iniziare così quel rituale di gossip fino ad allora mortificato dall’esuberanza del parroco. Non avevano certo sentito, mentre si disperdevano festosamente, l’esortazione a disporsi in fila per due e a ripetere la processione al contrario per riportare il Santo nella chiesa. Dopo qualche minuto di caos il caro parroco ha tuonato dal microfono di rispettare il momento di preghiera e ha ripetuto le disposizioni.
I fedeli, confusamente spartiti in file multiple, hanno ripetuto quei 30 minuti di processione infinita, ché se all’andata si trattava di scendere per una ripida discesa, al ritorno si trattava di salire con un caldo sferzante. Ma il parroco ha continuato imperterrito a pregare, cantare e bisbigliare disposizioni anche in salita e io, che mi trovavo quasi all’inizio della fila, sentivo distintamente dietro di me un coro di fiatoni over 50 che mi ha fatto una certa tenerezza. Qualcuno ha anche sbiascicato qualche nota nel fiatone, incredibile.
Di ritorno nella chiesa il parroco ha continuato a pregare e cantare per ogni essere e categoria umana in difficoltà, ha ricordato di nuovo gli orari delle Messe per i Ritardatari e i Dormienti, in ultimo ha dovuto dare la benedizione finale con un malcelato disappunto.
I fedeli hanno risposto alla benedizione con inaspettato vigore e il parroco, dopo aver augurato un po’ malinconicamente una buona giornata, si è messo a canticchiare qualche canzone di chiusura. Vedere i fedeli lanciarsi fuori dalla chiesa come uno sciame di mosche impazzite mi ha fatto sbellicare e mi ha fatto anche riflettere sull’influenza di una personalità leader e accentratrice all’interno di una comunità.
Possibile che tanti adulti non siano naturalmente capaci di silenzio durante un rito religioso? C’era davvero bisogno del prete tedeschen? Siamo effettivamente così simili ai bambini che aspettano impazientemente la ricreazione per scambiarsi le figurine e dirsi segreti, ma che iniziano fin da subito se la maestra non ha polso?

Comments

4 Responses to “In fila per due”

  1. Il Nemico
    Agosto 17th, 2007 @ 11:07

    Si :-)

  2. Sara
    Agosto 17th, 2007 @ 13:57

    @Il Nemico: :-D purtroppo non c’è salvezza :-D

  3. Smith
    Agosto 18th, 2007 @ 12:46

    il lungo serpentone umano si snodava per le vie del piccolo paese. un sommesso brusio farcito di risatine, spintoni, calci agli stichi, saliva dalla coda verso la testa. A capo, lui, il Capitano, incitava il gruppo all’avanzata contro il maligno. “Se avanzo seguitemi, se indietreggio uccidetemi, se muoio vendicatemi!”. ma, in verità, poco importava della testa del serpente. il vero nocciolo duro era proprio dietro di lui. il portabandiera Smith era lì, a fianco del gran Capitano, era sempre lì il soldato scelto Smith. sua nonna lo seguiva un passo dietro; convinta e fedele componente del gruppo di azione per la liberazione delle anime della famiglia. Il gruppo aveva il preciso incarico di garantire la Salvezza propria e di tutti i propri cari attraverso la preghiera e la partecipazione attiva a tutte le funzioni religiose. Il gruppo era autonomo e fortemente individualista, spesso in contrasto con l’uomo Capitano ma mai in dissenso. Il il Capitano tentava di imporre senza successo il ferreo cerimoniale del rito ma niente e nessuno poteva fermare il ciarlare delle attiviste, una litania incomprensibile, una cantilena, un monologo a più voci. Era assordante. Fortunatamente Smith era abituato: i lunghi inverni vicino al camino e il simil latino dei vespri avevano temprato l’animo e le orecchie del piccolo Smith. Ma lui era l, confinato alla testa del serpente e avrebbe forse pagato per non essere lì. voleva essere in coda perchè quando si è piccoli si lotta per essere in coda. Ma Smith era lì, in playback, in tunica bianca, e nella sua testa un unico pensiero: il timballo…

  4. Sara
    Agosto 18th, 2007 @ 14:21

    @Smith: eh il timballo… come lo capisco… :-D

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