Devoted or distant??
Posted on | Agosto 13, 2007 |
Si prevede in questo mese il lancio di una nuova rivista femminile britannica, Caris. Target: 11-16 anni, formato tascabile, colori piacevoli e solari per l’ennesimo tentativo da parte della Chiesa Anglicana di ravvivare la fede slavata delle giovani inglesi.
Paul Handley, l’ideatore della rivista nonché direttore di Church Times, afferma “it’s for girls who think there is more to life than shopping”.
Ci si aspetterebbe quindi un giornalino finalmente libero dai dettami consumistici e dagli onnipresenti modelli anoressici. Un’avanguardia insomma. Invece paradossalmente a pag. 8 si ritrova un articolo stile Donna Moderna con tanto di modelle dalle esili braccine e gambine già presentate in copertina, prezzi e marchi dei capi indossati (tra cui Converse, Miss Sixty, Ray Ban ecc.). Si tratta forse di un esperimento sofisticato in cui il nemico è addirittura fagocitato ai fini di una spettacolare implosione? O forse semplicemente una riprova del fatto che anche la carne del marketing è debole?
Altra caratteristica di Caris è l’assenza di ogni riferimento all’ars amandi ché, nelle parole di Paul Handley, queste sono cose riservate ai fruitori della vita matrimoniale e non alle adolescenti, effettivamente piccine, a cui si rivolge la rivista: “the assumption is that they’re not having sex”.
E allora cosa ci si aspetta da queste ragazzine? Naturalmente che siano degli exemplum di figlie: nella copertina patinata della rivista campeggia a caratteri cubitali e a tinte rosa “Devoted or distant??” e poi sotto “Do you rate as a daughter?” che introduce a pag. 7 un test di 6 domande sulle quali sospendo il mio giudizio per focalizzare giusto un attimo sul titolo dei profili finali a pag 13, un inquietante revival della tradizione vittoriana:
- Defiant daughter
- Devoted daughter
- Disinterested daughter
Segue un ultimo articolo dall’inconfondibile flavour cristiano, in realtà anche troppo semplicistico, con alcune citazioni dalla Bibbia e la figurina smilza di Corinne Bailey Rae che domina per metà pagina… insomma, non è tanto la sovvenzione dell’arcivescovo di Canterbury che mi rende perplessa quanto l’esibizione continua dei soliti modelli di magrezza da 1 pasto e mezzo al giorno, anche se forse quei soldi sarebbero stati degni di ben altri progetti.
Sull’utilità di una simile iniziativa editoriale dico solo che, secondo me, la spiritualità non si può veicolare attraverso un giornalino che rifà il verso agli altri mondanissimi e inflazionati nelle edicole: la spiritualità va lasciata libera di accostarsi ai testi sacri e gli adolescenti vanno educati al rispetto per sé stessi e per gli altri, prima che all’obbedienza alle famiglie. In conclusione, dopo aver sottoposto Caris al mio personale crash test, il profilo che ne esce è :
Very Distant Magazine
E il vostro?
Tags: Caris > consumismo > immagine > Paul Handley > religione anglicana > rispetto > riviste > spiritualità
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One Response to “Devoted or distant??”
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Agosto 16th, 2007 @ 13:08
Premesso che la “distanza” è un concetto “relativo” (come il buon vecchio Albert insegna e come la buon vecchia Chiesa cerca di disimparare) il vero problema non è il contenuto del “magazine” bensi di “come” questo viene sfogliato: ragionare e pensare a tratti sembrano verbi ormai in disuso.