Hanno ucciso l’ape Maia
Posted on | Agosto 7, 2007 |
Secondo l’autorevole Riza Psicosomatica stiamo diventando sempre più superficiali e insicuri, con poca voglia di esporci quanto piuttosto di ostentare. Per questo i rapporti interpersonali, e quindi gli Incontri, gravitano sempre più intorno a chat, community ecc. La cosa che mi sembra meno credibile, però, è che al terzo posto delle situazioni potenzialmente più ricche di incontri (dopo l’ambiente di lavoro e il web appunto) ci sono i supermercati e i centri commerciali (19%). Sarà che quando vado in giro con il carrello il massimo che mi può capitare nella solita fretta personale e nella confusione degli altri carrelli è lo Scontro, non certo l’Incontro. Quando avrò qualche testimonianza diretta di Incontri al reparto ortofrutticolo o ittico forse cambierò idea…
Il fatto più eclatante è che solo 1 italiano su 10 conta sulle vacanze per conoscere nuove persone. Strano anche questo, perché mi è sempre parso che durante le vacanze, al mare come in montagna, ci sia un’attività operosa e ronzante degna di in un alveare… stessa cosa nei locali, nelle università, in tutti i luoghi che aggregano persone insomma.
Ad ogni modo, secondo Raffaele Morelli, i rapporti interpersonali stanno diventando sempre più virtuali con l’abuso di telefoni e chat. Questo è vero, ma il fatto è che, in un mondo globalizzato e interconnesso, alla facilità di conoscere e confrontarsi con persone da ogniddove corrisponde il venire meno del contatto fisico e non potrebbe essere altrimenti. La scelta di evitare il confronto è poi strettamente personale: si può sparire nel silenzio, raggelare con un sms o una telefonata… lo strumento, antico o moderno, è ininfluente: il senso è sempre quello di troncare la comunicazione, la relazione che c’era.
Dulcis in fundo, la nota ironica a fine articolo del Corriere della Sera:
“sarà che gli sguardi di uomini e donne fanno fatica a incrociarsi, se è vero che in spiaggia gli occhi di lui si puntano innanzitutto - nell’ordine - sul seno (29%), sul sedere (28%) e sulle gambe (18%). Quelli di lei sul viso (26%), sulle mani (24%) e sugli occhi (21%).”
Troppo divertente questa classifica di banalità, ancora si distingue tra lo sguardo carnale degli uomini e quello romantico delle donne… ma lo sguardo è sempre fisico, è la comunicazione che si articola su mille livelli…
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Comments
7 Responses to “Hanno ucciso l’ape Maia”
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Agosto 8th, 2007 @ 00:11
Sono pienamente d’accordo che gli sguardi hanno ancora un grande potenziale.: riescono a fare ancora quello che mille carrelli della spesa non faranno mai… e la cosa più bella e che quello che romanticamente definisco “scambio di sensazioni” nella maggior parte dei casi avviene ancora per caso… forse sarò inguaribilmente romantica, ma il supermercato x me ancora non ha il fascino rispetto ad un incontro casuale passeggiando per la città o in luogo di ritrovo per giovani…quindi come già dissi a suo tempo, se ci fosse più comunicazione (sopratutto tra amici… ) ci sarebbe meno bisogno di creare teorie psicoanalitiche che cambiano continuamente…
Agosto 8th, 2007 @ 10:24
@bimba: dopo la conversazione di ieri sera mi è sembrato di capire che se manca l’equilibrio mentale non c’è sguardo che tenga…
Agosto 8th, 2007 @ 14:27
L’equilibrio mentale è una componente di base ma purtroppo sappiamo che in molti, questa componente vacilla… nella conversazione di ieri abbiamo anche capito come la Comunicazione (quella con la C maiuscola) fa paura ancora a molti… purtroppo il problema di base secondo me è che molte persone non sono mature, forse perchè viziati e pronti ad avere tutto quello che vogliono ( questo discorso si riallacia straordinariamente ai “Principi Feudo-Domestici”…)e quindi diventano le persone superficiali che conosciamo che hanno timore anche di avere una semplice conversazione con un briciolo di cortesia…
Agosto 10th, 2007 @ 09:51
sovraesposizione. secondo me è questione di sovraesposizione. un secondo per pensare: quante persone conoscete che hanno incontrato l’anima gemella (o quasi, ma questa è un’altra storia!) in una discoteca? mille? una? zero? certo può succedere, ma davvero ci può interessare lo stereotipo del topo da discoteca, tutto lampada, capelli sparati, audioleso, narcisista e depilato. io passo! di questi tempi, dove in un attimo puoi diventare un Fratellino, un Pupo o una Velina meglio investire su un bene rifiugio: broccoli e carciofi! il supermercato è una finestra sulla personalità degli uomini. i carrelli ci raccontano le persone, il loro modo di essere, le loro frustrazioni, quello che sono e quello che vorrebbero essere: ci si può fidare di un uomo che conosce perfettamente la differenza tra lo squaquerone e la stracciatella? tra la punta di mezzo e fiocco di punta?
sicuramente di più del carrello zeppo di probiotici, ravanelli e mais! e allora la statistica ci rassicura, supporta e alimenta la tendenza e così quella risatina composta diventa piano piano un’idea, una possibilità, la certezza. ci vediamo alle 15.30, reparto carni…io sarò lì a cercare quel che voglio! non preoccupatevi, mi riconoscerete, sarò lì come un vigile urbano al centro di un incrocio che autorizza il passaggio dei carrellati non prima di averne accuratamente visionato il contenuto!
ciao
Agosto 10th, 2007 @ 13:58
@Smith: bell’analisi, ironica e intelligente… effettivamente, in una società pullulante di individualità nebulose e artificiali, il carrello potrebbe sembrare l’unico specchio affidabile attraverso cui sbirciare per attingere a qualche vera identità… Ciao e a presto
Agosto 10th, 2007 @ 15:05
io non credo al principe azzurro sul carrello alato…
beh non meno che al principe decolorato sul cubo…
è che fare la spesa è già abbastanza sconsolante, almeno quanto andare in discoteca (e ineluttabile allo stesso modo).
ma soprattutto anche con la spesa si può “mentire”, non essere se stessi, creare un’apparenza artificiale (sì, esistono i topi da supermercato).
non so, ho l’impressione che rimorchiare tra i carrelli sia ancora più triste che agganciare una strappona sul cubo…
lasciatemi fare la spesa in pace
Agosto 10th, 2007 @ 17:32
il dolo? era una possibilità! il giovane ispettore diede una rapida occhiata ai suoi appunti. la bionda voleva risposte, certezze ma queste erano parole troppo impegnative! Oste, per la bionda un paio di ipotesi ben fatte!” Detto e fatto, pensò:”no, no…troppi dubbi! troppa sfiducia! il paragone non regge: uomo del supermercato contro uomo cubalibre dipendente!”. la bionda continuava a fissare l’ispettore e lui aveva bisogno di un dannato diversivo per togliersi di dosso quelle due lance assetate di sangue e ne aveva bisogno subito. guardò la porta quasi pregando affinchè il poliziotto Iaruzzo entrasse…furono i cinque secondi più lunghi della sua vita, cinque secondi fottutamente lunghi. alzò gli occhi e guardando le goccie che copiose riempivano quel buio pomeriggio di novembre disse: “e se fosse il dubbio il vero problema?”. la bionda barcollò e il secondo colpo non tardò ad arrivare:”cerchiamo, vogliamo, pretendiamo un responsabile..” incalzò il giovane ispettore “l’unica cosa di cui dobbiamo aver paura è la paura stessa.” il diretto aveva raggiunto e fiaccato la figura, in montante al mento fece il resto. la bionda attonita farfugliò qualcosa di incomprensibile. “Iaruzzo?! porti del caffè!” tagliò corto l’ispettore.