Sara Taricani

Portami il girasole ch'io lo trapianti nel mio terreno bruciato dal salino…

Sociale vs. Incivile

Posted on | Luglio 16, 2007 |

Una delle piaghe dolorose della società moderna, narcotizzata dalle fiction che santificano il lavoro nel sociale, è la profonda inciviltà di alcuni operatori negli ospedali.
Queste fiction amano presentare in prima serata dottori e infermieri e assistenti sociali animati dallo spirito dei missionari, che si dedicano totalmente al sacro e santo dovere di curare tutti gli infelici contro cui inciampano. Come se non bastasse trovano anche il tempo di mettere sulla retta via i parenti/amici degli infelici, semmai si trovassero in un qualsiasi momento di defaillance…
Fiction, appunto, nel senso proprio della traduzione dall’inglese: finzione, invenzione.
Sicuramente una struttura ospedaliera qualcosa di civile ce l’avrà a parte l’attributo del nome, io tutta questa umanità nelle mie esperienze non l’ho mai colta, ma l’ho sempre cercata fortissimamente, perché quando non si può fare altro per i propri cari che supportarli con la presenza si diventa ipersensibili e iperdipendenti a ogni gesto, a ogni mezza parola detta dal personale responsabile della struttura di ricovero. Purtroppo è molto comune percepire in loro le sensazioni più fastidiose: insensibilità, disinteresse, disattenzione, ma è ancora più comune subire la latitanza degli infermieri durante il weekend e accontentarsi di una presenza in dissolvenza nei giorni feriali: nascosti dietro cartellette e carrelli i più sono soliti tirare dritto per i corridoi, se entrano in una stanza restano giusto il tempo di fare qualche caduta di stile, qualche osservazione inopportuna e di somministrare qualche medicinale con quell’atteggiamento spazientito che li allontana anni luce dal concetto di umanità nei confronti del prossimo. (Solitamente però se si alza la voce e si minacciano sputtanamenti e denuncie allora è quasi certo che tutto il personale, ma proprio tutto, si renda subito attivo e disponibile, segno della loro sconfinata coscienza sporca.)
Nel caso in cui si abbia a che fare anche con assistenti sociali mossi dall’inerzia e provvidenziali come un bicchiere d’acqua a temperatura ambiente in un giorno di agosto, si può pensare di essere arrivati a un punto di non ritorno… davanti alle loro domande superficiali e banali è facile, quasi istintivo, sentirsi offesi.
In definitiva 2 domande mi ballano malinconicamente nella mente:
1- come fa un ospedale Civile a distinguere tra giorni feriali e festivi… ma i giorni non sono tutti uguali in un ospedale? O si è scoperto che di sabato e domenica i malati manifestano una maggiore autonomia e quindi possono benissimo essere lasciati al limite massimo delle risorse disponibili?
2- come fa questo personale ad essere così impersonale nei confronti sia del malato sia dei familiari/amici, generalmente scossi e stressati, accampati vicino i letti…
L’unica cosa che resta è un sentimento di compassione profonda per chi ha sofferto e nello stesso tempo un profondo disprezzo per quella categoria di persone che guadagna da vivere con il lavoro in mezzo ai malati e che ha uno slancio umano paragonabile a quello di un sasso.
Proprio qualche giorno fa una dottoressa amica si lamentava del fatto che anche in un altro importante reparto dell’ospedale (in?)civile di Pescara è diffusa una certa malafede: quando dal suo reparto si chiamano i colleghi per prepararli all’arrivo di un malato, la prima cosa che questi novelli incivili chiedono è l’età del suddetto, perché se è anziano non c’è fretta…

Comments

2 Responses to “Sociale vs. Incivile”

  1. house
    Luglio 17th, 2007 @ 17:38

    …meglio tardi che mai!:)
    Trovo che l’argomento sollevato sia estremamente interessante, anche perchè immagino che ognuno di noi abbia avuto purtroppo la necessità di usufruire delle “cure ospedaliere”, più o meno indirettamente. Un’altra cosa che mi fa riflettere è quanto inadeguata sia la preparazione per una professione così delicata, che richiede di sicuro un approccio alla cura del paziente più completa, fatta non solo di una sterile prescrizione di terapie e somministrazione di farmaci!
    Mi auguro solo che in futuro anche le istituzioni di dovere (vedi anche università) possano svolgere un ruolo più attivo nel sensibilizzare i nuovi addetti ai lavori. E con questo a prescindere dalla motivazione personale che dovrebbe sottostare ad una scelta lavorativa (vedi medico, infermiere, ecc.) che in fondo, a mio avviso, è più una scelta di vita!!!

  2. Silvia
    Luglio 24th, 2007 @ 12:16

    Leggo amarezza in queste righe, e non posso che darti ragione. Se mille volte mi sono detta che nulla sarebbe valso unire la mia voce a quella di chi lamenta le inadempianze ospedaliere, non ho potuto assolutamente non sentire, e parlo di dolore fisico, una fitta al centro del petto alla frase “se è anziano… non c’è fretta…”.
    Quando certe esperienze le respiri sulla tua stessa pelle, quando l’ amore immenso per una persona cara ti vede dolorosissimamente impotente di fronte alla sua sofferenza, capisci che ti devi affidare ad altri, che non puoi nulla se non sperare, presenziare, davanti a qualcosa che si compie…
    Vedere in un letto i propri cari fa male, vederli bistrattati fa impazzire di rabbia e l’ impotenza consuma i nervi e ferisce l’ anima.
    Chissa se queste righe le leggerà qualcuno di quelli che ha alzato la voce contro una signora “colpevole” di essersi un’ altra volta sporcata il letto di sangue!!!!Chissa se vedere tanto dolore tutti i giorni rende impermeabili e cinici davanti alla debolezza umana…
    Chissa se tutti, io per prima, non solo chi di dovere (anche se a maggior ragione perchè pagato per essere solerte e disponibile), guardassimo oltre la coltre di noia e pigrizia che ci annebbia lo sguardo…

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