Sara Taricani

Portami il girasole ch’io lo trapianti nel mio terreno bruciato dal salino…

Invasion?

Posted on | Luglio 12, 2007 |

Da fedele anglista mi piace soffermarmi quando posso sugli aspetti legati alle evoluzioni linguistiche.
Oggi conoscere l’inglese è praticamente una necessità, ma nel contesto della comunicazione globale stanno emergendo nuovi modelli di riferimento.
L’inglese sta diventando una materia obbligatoria nelle scuole di tutto il mondo già a partire dalle elementari. Come sta succedendo nell’Europa settentrionale, le nuove generazioni arriveranno ad acquisire negli anni una competenza tale da permettere un approccio più facile all’inglese specialistico quando entreranno in facoltà universitarie come ingegneria, medicina ecc.
Ad ogni modo in molte nazioni il curriculum inglese inizia ad includere non solo aspetti di comunicazione generale, ma anche collegati alla sfera del business. D’altra parte il fatto che l’inglese sia parlato da una fetta crescente di popolazione non madrelingua porta allo sviluppo di diverse abilità comunicative. Sembra infatti che i madrelingua non siano sempre efficienti nella comunicazione internazionale e nei contatti tra una nazione e un’altra spesso sono i famigerati idioms a mettere il bastone tra le ruote. Ricordo di aver letto qualche anno fa di un piccolo incidente diplomatico quando un interprete tradusse letteralmente l’espressione “bark up the wrong tree” (essere fuori strada), causando un misunderstanding che fece scendere temporaneamente il gelo tra le nazioni in questione.
In questo contesto i governi che caldeggiano il bilinguismo nel loro paese non si ispirano tanto alla Gran Bretagna o agli USA, ma a Singapore, alla Finlandia e ai Paesi Bassi.
Nazioni emergenti come la Cina, che a quanto pare entro il 2050 prenderà le redini dell’economia mondiale insieme all’India e al Brasile, stanno preparando gli studenti per i mercati globali con corsi d’inglese in loco, più accessibili ed economici di un periodo passato all’estero: se è vero che tradizionalmente gli insegnanti madrelingua sono considerati un modello di autorevolezza, in questo preciso momento di transizione i loro accenti possono sembrare troppo lontani da quelli dei futuri contatti degli studenti.
L’inglese potrebbe diventare così la lingua del business, ma non necessariamente entrerà anche nell’ambito domestico: secondo recenti statistiche 1 americano su 8 e 1 britannico su 10 non parlano inglese a casa.
Altra riflessione importante: fino a pochi anni fa si credeva nell’influenza a lungo termine della cultura americana sui media mondiali. Ma sembra che la fase della globalizzazione stia già entrando in fase calante. I cinesi, ad esempio, sono più interessati alle soap opera coreane che a quelle americane, così come negli stessi USA la cultura ispanica ha sempre più peso e Bollywood è un nuovo punto di riferimento nel cinema.
Anche sul web la diffusione dell’inglese sta subendo dei ridimensionamenti grazie alla diffusione dei servizi di traduzione e dei software capaci di supportare varie lingue. Oggi si calcola che il 40% del web content è in inglese e solo il 28% dei navigatori è madrelingua, contro rispettivamente il 90% e l’80% di dieci anni fa.
La preoccupazione maggiore, però, risiede nel fatto che senza la presenza di un organo di controllo le iniziative per semplificare l’inglese e riformare lo spelling possono portare a un’evoluzione allarmante: una moltitudine di dialetti poco comprensibili tra loro come il Chinglish, il Britalian, l’Europanto…
Pensando così al destino dell’inglese a qualcuno può venire in mente la stessa frammentazione che ha subito il latino, quando le civiltà colonizzate raggiunsero una densità demografica nettamente superiore a quella della madrepatria… una nuova torre di Babele chissà… se volete saperne di più c’è uno studio molto interessante a riguardo… :-)

Comments

4 Responses to “Invasion?”

  1. DangerBoy
    Luglio 15th, 2007 @ 15:29

    Post molto interessante … L’inglese è e resterà comunque l’unica forma di comunicazione a livelo accademico (leggi università) anche se, anche in tal caso, si tratta proprio di “inglese accademico” nel senso che è fortemente influenzato dalla disciplina di riferimento …
    Personalmente, essendo fortemente nazionalista, preferisco ovviamente l’italiano e, anche quando sviluppo, il mio codice è generalmente privo di qualunque riferimento alla lingua anglosassone, fatta eccezione naturalmente, per i token relativi al linguaggio di riferimento … Molti anni fà sviluppammo un traduttore che consentiva di programmare in basic con tutte le parole chiave tradotte in italiano … il risultato fu molto interessante …

  2. bimba
    Luglio 16th, 2007 @ 13:10

    Ciao Sara! rimanendo in discorso di inglese ho una domanda da farti (provabilmente tu che sei più ferrata di me nel linguaggio informatico puoi chiarirmi questo dubbio) cosa vuol dire in un blog “Your Message is awaiting moderation?”. Un Abbarccio la tua amica Manu

  3. DangerBoy
    Luglio 16th, 2007 @ 13:31

    Mi permetto di rispondere io per Sara: “your message is awaiting moderation” significa letteralmente che “il messaggio è in attesa di moderazione”. In parole povere, se si è postato un messaggio in un blog o in un forum “moderato”, il messaggio verrà pubblicato solo quando il moderatore lo avrà letto ed approvato: questo per evitare che il post contenga linguaggio scurrile o argomenti non attinenti … Per la cronaca non tutti o blog e/o forum sono moderati … Spero di essere stato sufficientemente esaustivo.

  4. bimba
    Luglio 16th, 2007 @ 23:04

    Grazie mille Danger boy temevo che il significato fosse diverso: qualcosa come una risposta moderata, vale a dire non sostenuta con elevato entusiasmo… qualcosa di questo genere! Grazie di nuovo!
    Bimba

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