Sara Taricani

Portami il girasole ch'io lo trapianti nel mio terreno bruciato dal salino…

I nuovi farisei

Posted on | Luglio 9, 2007 |

Negli ultimi giorni la sotterranea riflessione sui rapporti interpersonali ha preso una certa impennata grazie come sempre alle contingenze.
Non molto tempo fa una tappa imprescindibile della realizzazione individuale, per le donne come per gli uomini, era il matrimonio, che si coronava spesso alla cieca soprattutto a causa della rarefatta libertà di cui godevano i fidanzati, soffocata dall’ipocrisia e dal perbenismo delle famiglie.
Oggi, grazie all’evoluzione della società, l’individuo punta maggiormente alla realizzazione professionale e se decide di avere una relazione può avvalersi della più totale libertà di gestione. Tuttavia, ora, l’ipocrisia e il perbenismo si sono trasferiti su molte coppie.
Le relazioni, appunto perché sono libere, necessitano, per la loro felice riuscita, di una maggiore responsabilizzazione degli amanti visto che sono loro, e non più i genitori, a decidere il loro destino. Capita però che davanti alla prospettiva di crearsi un futuro con le proprie forze, caricati di obblighi e aspettative, molti preferiscano dedicarsi alla vita affettiva con un certo spirito godereccio per una serie di motivi personali (delusioni amorose, filosofia del carpe diem-life is now valida entro e non oltre i 40 anni ecc.) che non sto a sindacare.
Ora, non ci sarebbe nulla di male se le cosa fosse ammessa con maturità e appunto responsabilità. Invece, neanche ci trovassimo nel mezzo di nuove invasioni barbariche, molti vogliono accaparrarsi tutto, le relazioni facili ma anche quelle potenzialmente stabili, pur di godere delle soddisfazioni di un legame più forte.
Nonostante lo sforzo spinoso nel calarsi nella parte dell’amante affidabile spesso la recita finisce miseramente quando il bel giochino inizia a richiedere delle scelte responsabili… e così, seguendo un canovaccio comune, l’attore/attrice, non abbandonando mai la maschera semmai raffinandola, offre una sublime interpretazione di Colui il quale/Colei la quale sta passando un grande tormento interiore cadenzato da crisi, blocchi, riflessioni profonde ed epifanie improvvise…
A questo punto un pubblico intenditore potrebbe erompere in una standing ovation, peccato però che l’unica persona che assiste allo spettacolo non si renda minimante conto di essere su un palcoscenico, e rovinando tanto impegno istrionico, spesso reagisca con l’intensità del dolore fatto parola… quale stridore per la maschera degli eufemismi e delle ambiguità sentire questi proiettili verbali…
“Non ti sembra di esagerare?”
“Capisco come ti senti ma ho preferito essere sincero/a… avresti preferito che ti avessi preso in giro?”
“Non usare queste parole…”
“Naturalmente sarò solo/a, non posso chiederti di aspettarmi…”
sono solitamente le risposte arrangiate del talento artistico che continua strenuamente nella volontà di attribuirsi titoli eroici rinunciando all’altra persona (in realtà solitamente una liberazione di comodo per navigare verso altri lidi accoglienti e già prenotati)…

Comments

8 Responses to “I nuovi farisei”

  1. Luca Sartoni
    Luglio 9th, 2007 @ 12:23

    Mi chiedo perchè a volte mi fischiano le orecchie. Poi scopro il motivo…

  2. Sara
    Luglio 9th, 2007 @ 12:30

    @luca: luca la tua coda di paglia mi sorprende, in realtà mi riferivo a un’altra categoria di persone, quelle che si relazionano con gli altri per un periodo cercando solo di prendere… non mi sembra il tuo caso no?

  3. Il Nemico
    Luglio 9th, 2007 @ 13:29

    Ti passo un aforisma che mi ha fatto sempre venire i “brividi” per la sua intensità e tramite cui ho cercato di misurare i miei limiti: “Il vero amore non chiede mai”

  4. manuela
    Luglio 9th, 2007 @ 17:33

    Cara Sara, non sai quanto posso capire il tuo discorso e quanto lo condivido! Anche io, come tu ben sai, ho conosciuto persone che per nascondere la pura ed onesta verità, vale dire che non vogliono prendersi delle responsabilità e dei doveri che ahimè dovrebbero essere fatti con gioia ed amore, hanna alluso a complessi problemi esistenziali che avrebbero fatto impallidire, personaggi del calibro di Sartre… posso solo dire che l’intima soddisfazione che si prova nell’avere una coscienza a posto e un cuore “pulito” è una cosa grande… una soddisfazione che gli Attori/Attrici non sentiranno mai….

  5. Lo Sai
    Luglio 9th, 2007 @ 18:55

    “il matrimonio, che si coronava spesso alla cieca soprattutto a causa della rarefatta libertà di cui godevano i fidanzati, soffocata dall’ipocrisia e dal perbenismo delle famiglie.
    Oggi, grazie all’evoluzione della società, l’individuo punta maggiormente alla realizzazione professionale e se decide di avere una relazione può avvalersi della più totale libertà di gestione” Condivido tutto questo, ma queste sono parole tue? ti senti forse diversa da ciò che hai scritto? Non penso…

  6. Sara
    Luglio 10th, 2007 @ 10:58

    @Losai: tutta diversa(come mi vuoi)… è anche una canzone di Irene Grandi pensa un po’…

  7. Silvia
    Luglio 24th, 2007 @ 13:20

    “AAA giovane e rampante industriale, bell’ aspetto (n.d.r. maschera), giovanile (ormai non più giovane bello mio), benestante, diplomato, vaccinato (sverminato), instancabile lavoratore cerca ragazza seria (…mente????), bella presenza (questione d’ immagine), disponibile (non si può rubare fatica ed impegno all’espansione su scala europea dell’ azienda di famiglia), max 25enne (così la intorto bene bene e, perchè no, mi sento pure più giovane)…”
    Ho certamente dimenticato che il “rampante” ha una macchina bellissima (“ch’ la so pagat na frech di sold”), e fornisce prestazioni sessuali a volontà (sua). Purtoppo può dedicare molto poco tempo alla coppia in quanto i suoi mille impegni (anche quelli atti a incrementare la già iperbolicamente gonfiata immagine che l’ “industriale” ha di se stesso.) lo trascinano qui e là per la provincia portadolo a valicare, talvolta, financo i confini regionali.
    L’ho amato moltissimo quest’ uomo, care ragazze alla lettura, e non posso certo negare che mi abbia regalato bellissimi momenti, so di aver troppo scavato però, so che lui non voleva scoprirsi, mostrarsi debole e bisognoso di amore (come tutti gli altri). Ciò l’ avrebbe fatto sentire vecchio, arrivato, avrebbe rallentato il suo eterno processo di creazione e distruzione di se stesso e della sua sfavillante immagine. Amare è debolezza purtroppo, è fermarsi, è rinunciare a nuove opportunità che magari disattenderanno le aspettative, ma non è importante, bisogna azzannare, masticare e sputare perché attaccarsi troppo vorrebbe dire dipendere, smettere di brillare di propria luce e cedere alla insopportabile monotonia dell’ essere innamorato (pensate un po’) sempre della stessa donna! (roba da matti, anzi da sfigati che non sanno vivere e godere come sa fare lui, che non si ferma mai, che il tempo accarezza e non scalfisce…)
    Se vi capita un uomo così sappiate dare e avere ma con la consapevolezza che lui ama troppo se stesso per darsi a voi. Imparate dalla sua indipendenza, traete insegnameto dalla sua debolezza e bevete come fossero ambrosia, le preziose gocce della sua sensibilità che, se saprete aprirgli una seppur sottile crepa nell’ anima, vi doneranno, come hanno fatto con me, la consapevolezza di essere donna, di essere viva e vera…
    A Cesare quel che è di Cesare ma, purtroppo, all’ azienda tutto il resto!

  8. Sara
    Luglio 24th, 2007 @ 13:39

    @Silvia: infatti di questa gente non se ne può più… bellissimo commento, davvero, profondo e ironico…

Leave a Reply