Dis appunti
Postato il | agosto 10, 2010 | 4 Commenti
Cenavo e distrattamente seguivo la notizia al telegiornale dei ragazzi napoletani morti in un incidente stradale. Una tragedia. Poi che se ne parli in un telegiornale è una tragedia al quadrato. Ma non tanto per l’esposizione mediatica, quanto per questa recente volgare abitudine, pseudo giornalistica, di scavare nel privato “sociale” delle persone, alla ricerca di succose chicche per stuzzicare il satollamento dello spettatore.
E insomma, una volta, ma non troppo tempo fa, lo ricordo bene, questi giornalisti si catapultavano di persona sul luogo del misfatto, armati delle domande più invereconde possibili. Ma lei è disposto a perdonare gli assassini di suo figlio? Cosa vuole dire all’uomo che ha cercato di tagliarle la gola? Cosa farà adesso? Bei tempi eh. Quando per cercare lo scoop la fatica fisica era imprescindibile, e per avanzare di qualche metro sull’ambita preda c’era da sgomitare abilmente con gli altri colleghi. Ed era tutto filmato poi, lo spettatore si gustava, nei tiggì delle ore pasti, corse e rincorse di parenti con occhialoni scuri.
Oggi, invece, non si sgomita più. Oggi seduti alla propria scrivania, sbevazzando un caffè, ci si collega a internet e si rovista dentro facebook. Questo è il progresso. Niente più corse, staffette, sgambetti per un’intervista monosillabica. Semplicemente clic clic. Scarico foto. Leggo i messaggi di commiato degli amici. Ah guarda questo che dice che il colpevole deve marcire in prigione! Ah guarda la foto con il cane! Ah le vacanze in Inghilterra! Ah il concerto di Vasco Rossi! Ah ma questa è la fidanzata che ha scritto in bacheca? Antonioo ma è sicuro che è la fidanzata questa qui, sì?
Li ho proprio davanti, sublimati dal fumo delle loro sigarette, a frugare senza ritegno dentro i profili sociali. Beh finalmente facebook serve a qualcosa.
love is just a four letter word
Postato il | agosto 1, 2010 | 1 Commento
Mi sono ritrovata un’inaspettata dedica nel blog di Nicola. La canzone è davvero splendida e pregna di significato. Nicola scrive che la dedica in realtà è un gioco di associazioni, e un po’ mi viene da sorridere e un po’ mi viene una smorfia, al ricordo di quel senso di amarezza di tanto in tanto condiviso. Ché forse l’amarezza una volta che ti viene, non se ne va mai via totalmente. Vabè.
Strange it is to be beside you
Many years and tables turned
You’d probably not believe me
If I told you all I’ve learned
And it is very, very weird indeed
To hear words like forever plead
Those ships run through my mind, I cannot cheat
It’s like looking in the teacher’s face complete
I can say nothing to you but repeat what I heard
That love is just a four-letter word