Sara Taricani

Portami il girasole ch’io lo trapianti nel mio terreno bruciato dal salino…

Il modello che non ti aspetti

Postato il | gennaio 13, 2010 | 3 Commenti

Per caso, spulciando nella cartella dei messaggi del mio vecchio cellulare, ho trovato ben 11 modelli di sms preconfezionati, di cui non mi ero mai accorta.

Metti che sei di fretta, hai solo pochi secondi per avvertire qualcuno, sei impegnato in altro nel frattempo, insomma le possibilità sono tante per avere bisogno di un testo a portata d’invio, facilmente personalizzabile.

Così, se magari alcuni si mostrano decisamente funzionali nella loro laconicità ( “Sono in ritardo. Arriverò alle”, “Sono in riunione, chiamami alle”, “Adesso sono impegnato. Richiamerò più tardi.”), altri mi rendono abbastanza perplessa (“Auguri!”, “Grazie!”) o semplicemente mi sembrano un po’ sterili nel momento in cui la comunicazione via sms si sposta sul piano più personale e se vogliamo, emotivo.

(In realtà, mi sento di congetturare che la comunicazione mediata dall’uso di sms disperda sempre un po’ di calore.)

A proposito di piano emotivo, c’è un modello che mi ha tramortito:

“Ti amo anch’io!”

Il lato divertente e desolante insieme sembrerebbe proprio il punto esclamativo in dotazione, l’elemento che, connotando una certa urgenza, rende credibile agli occhi del destinatario cotanta asciuttezza. Perché tesa a esprimere una prorompente reciprocità affettiva.

Il “Ti amo!” non è contemplato, però ci si potrebbe pensare. Anzi, si potrebbe pensare a dei modelli un po’ più originali, anche più mordaci, volendo.

Ad esempio, qualcosa come:

  • “Purtroppo è morto il gatto del cognato della vicina. Ci risentiamo presto.”
  • “Sono in riunione con l’estetista. Chiama alle ”
  • “Mi manchi così tanto che sto cercando qualcuno che ti somigli!”
  • “Ho dovuto fare da testimone per un maxi tamponamento tra 5 piccioni! Arrivo alle ”

“Io ho 36 anni, non sono giovane.”

Postato il | gennaio 8, 2010 | Nessun Commento

La replica di una precaria della scuola, cristallizzata nel titolo qui sopra, nell’ultima puntata di Annozero, all’esortazione del ministro Castelli a guardare alle possibilità della vita con spirito positivo, considerando la sua giovane età, racchiude, nella sua evidenza, il tormento di questi anni.

Che poi, sì, tormento forse è proprio la parola giusta. Il tormento di avere prospettive scalcinate, di vedere mortificate le capacità, gli anni di studio, le aspettative. Il tormento di non poter fare progetti se non con la benevolenza di qualche fortuita occasione di lavoro, augurandosi che non sia troppo sottopagato, quando non in nero.

In realtà, l’evoluzione del concetto di flessibilità potrebbe somigliare alla smorfia di una grande beffa.

Da un po’ di tempo ho nei bookmarks questo video di pochi minuti, ma assolutamente coinvolgente. Penso che sia arrivato il momento per proporlo.

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